Il Ciclo della Vita

locandina film

Secondo il più importante ciclo della vita, un genitore ti mette al mondo, sapendo che ti lascerà per primo.
Ciò non accade alla mamma protagonista del film, Lyliane Founier che ci racconta la tragica e misteriosa storia del figlio Jean-Michelle Nicoulier che parte come volontario francese, per la guerra di Indipendenza del 1991.
E’ un viaggio, e come tale, ti cattura ogni secondo: è praticamente impossibile staccare gli occhi (ed il cuore) da questa storia.
Ci troviamo davanti una donna, madre di 3 figli: tra questi, emerge Jean-Michelle, classe 1966, un bambino che scherza, gioca, litiga con i fratelli, ma allo stesso tempo, sempre pronto a difendere il suo territorio, la sua famiglia. A pochi anni già dimostra tanto coraggio, determinazione, altruismo. Caratteristiche che manterrà fino ai 25 anni quando un bel giorno, comunica a Lyliane di voler partire per Zagabria come volontario francese in guerra a favore dei Croati.

Sgomento e incredulità sono i sentimenti che suscita, ma allo stesso tempo anche caparbietà ed altruismo; dall’altro lato troviamo crudeltà, rabbia indignazione.
Una madre distrutta che non riconosce la sua patria, la Francia, dopo che, prima della morte del figlio ad opera dei Serbi, nessuno risponde alle sue suppliche per la sua salvezza.

Passano 25 anni, ormai è tardi.
Il corpo non ritrovato del figlio, getta una donna, una mamma, ancora più nel dolore.
Inutili gli eventi commemorativi e i riconoscimenti dalla Croazia in cui, non resta che affrontare un ultimo viaggio non solo fisico, ma anche mentale: per Lyliane sarà l’occasione per poter dire “mercì” a chi si è preso cura del figlio, chi lo ha difeso, chi ha avuto l’onore di conoscere questo eroe. E’ grata a questa terra, la terra che ancora accoglie il corpo del figlio non ancora ritrovato. E’ bellissimo, il simbolismo della pianta come “nuovo inizio”: un po’ di terra portata in Francia in cui nascerà una nuova pianta, una nuova vita.

Accanto alla madre, troviamo anche il fratello Paul, ricco di orgoglio, che recita “la guerra è barbària e non si dimentica: è PRATICAMENTE IMPOSSIBILE PERDONARE“.

SI, IMPOSSIBILE.

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